Note

Uscire dalla banalità di formazione delle Squadre di Emergenza

Formazione inutile

Integrare le necessarie competenze tecniche con competenze idonee per affrontare eventuali criticità

In questo articolo prosegue la riflessione proposta su PdE – rivista di psicologia applicata all’emergenza, alla sicurezza e all’ambiente – per delineare una modalità formativa degli addetti delle Squadre di emergenza, adottata dallo Studio Zuliani di Vicenza

Un proposta interessante, impegnativa, da studiare, su cui riflettere e riflettere ancora

Un’azione necessaria per provare a togliere dalla banalità gli interventi di formazione e addestramento degli addetti della Squadre di Emergenza – Squadre di Pronto Soccorso, Squadre Antincendio…

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Il percorso formativo degli addetti all’emergenza, anche sulla base delle norme vigenti, poggia sostanzialmente su due elementi: la trasmissione delle conoscenze e l’addestramento. Questi due aspetti, seppur essenziali, presentano dei limiti legati al fatto che le sole conoscenze teoriche e l’addestramento appaiono spesso insufficienti ad affrontare le variegate e spesso sorprendenti situazioni di emergenza, e addirittura possono fornire una “falsa sicurezza” di saper gestire qualsiasi situazione sulla base di conoscenze ed addestramenti pregressi.

Questa constatazione è tanto più vera nella misura in cui l’addetto all’emergenza acquisisce un suo addestramento di base, che gli viene richiamata attraverso corsi periodici, ma che poi nell’ordinario del suo lavoro solo episodicamente si trova ad attivare quanto appreso e, quindi, manca della necessaria esperienza nella gestione delle situazioni critiche che, invece, ha un professionista come un vigile del fuoco. Proprio questa relativa possibilità di attivare le nozioni apprese per gestire le situazioni di emergenza possono rendere particolarmente difficile il comprendere quale sia l’esatta portata della situazione che si ha di fronte e quali siano i migliori comportamenti da mettere in atto.

Attenuare il rischio di non saper reagire efficacemente e/o di commettere errori diviene obiettivo del metodo formativo che si propone e che prevede l’affiancamento dei contenuti eroici e dell’addestramento con una strategia che aumenti la possibilità del soggetto di leggere quello che sta accadendo e di attivare comportamenti idonei ad affrontare la situazione che concretamente si presenta

Analisi dinamica del caso

Il metodo più efficace in questa direzione deriva dall’evoluzione della discussione dei casi, messa a punto già negli anni ‘50 dalla Harvard School of Business Administration. Si tratta di una metodologia che prevede di presentare un caso concreto che però non viene presentato nella sua interezza, bensì come stimolo ai partecipanti a individuare le strategie di intervento che attiverebbero in situazioni analoghe. Un metodo di lavoro che, inoltre, mette i partecipanti nelle condizioni di esplorare le dinamiche relazionali interpersonali utili sia all’acquisizione di nuovi modi di pensare sia alla facilitazione al lavoro di gruppo, assolutamente indispensabile nella gestione delle situazioni di emergenza

Il concetto di evento sentinella

Questa procedura formativa recupera implicitamente il concetto di “evento sentinella”, presente nel Sistema di Gestione della Sicurezza, visto come un fatto avverso di particolare gravità, potenzialmente evitabile, che può comportare la morte o un grave danno alle persone o alle cose. Secondo tale principio anche un solo caso è sufficiente a dar luogo a un’indagine conoscitiva diretta ad accertare se vi abbiano contribuito fattori eliminabili o riducibili e per attuare le adeguate misure correttive da parte dell’organizzazione. La logica dell’analisi dell’evento sentinella non è quella della ricerca di un “colpevole”, ma della messa in luce di tutti gli aspetti attivi e latenti che possono aver influenzato l’esito dell’evento. Per aspetti attivi si intendono quelli strettamente correlati all’evento stesso e ciò chiama direttamente in causa le azioni front-line attivate dalle persone presenti; gli aspetti latenti prendono in considerazione anche elementi lontani dall’evento stesso, ma che possono averlo determinato (si tratta spesso di aspetti legati all’attività di management di progettazione dei piani di sicurezza, di produzione di norme e regolamenti). Si tratta di un’analisi condotta al fine di sviluppare il sistema di sicurezza all’interno di un’azienda secondo un principio di miglioramento continuo che veda la corresponsabilizzazione di tutti gli interessati

Lavorare per il cambiamento

Anche l’analisi dei casi può andare nella stessa direzione, ma perché ciò comporti un risultato formativo efficace è necessario che il caso non venga presentato nella sua interezza come racconto chiuso dell’accaduto perché così facendo si rischierebbe di trovare un generale consenso circa gli errori che sono stati commessi, senza arrivare ad un cambiamento nelle azioni che i partecipanti potrebbero attivare di fronte a un evento simile.

Questa preoccupazione deriva da due ragionamenti di fondo. In primo luogo la ricostruzione di un evento con il “senno di poi” induce gli osservatori a valutare ciò che è accaduto sulla base dell’esito finale della situazione. Da questo punto di vista tutte le decisioni che sono state prese dagli attori della evento esaminato vengono valutate sulla base non del processo decisionale, ma del loro esito finale. Ciò comporta un “giudizio” su ciò che è accaduto e sugli errori che sono stati commessi che di fatto arriva ad esimere chi lo sta esaminando dal comprendere come lui avrebbe reagito di fronte a quella situazione.

Il secondo aspetto critico rispetto al mero esame degli eventi trascorsi deriva dalla constatazione che di fronte ad affermazioni teoriche di come ci si dovrebbe comportare è molto facile raggiungere un’unanimità di posizioni. Ciò però non significa che a fronte di un accordo teorico i comportamenti dei singoli saranno poi coerenti. Questo appare del tutto evidente proprio nel campo della sicurezza: nessuno è disposto ad ammettere di lavorare in condizioni “insicure” o di cercare attivamente di porsi delle condizioni di rischio, ma pur tuttavia nei comportamenti quotidiani spesso ci si comporta come se questa posizione teorica non avesse un valore concreto.

A fronte di queste due limitazioni l’analisi dinamica dei casi assume una straordinaria rilevanza non tanto per il loro racconto, quanto per la possibilità di utilizzarli come laboratorio. Ciò comporta che il caso non sia conosciuto dai partecipanti e venga presentato e analizzato nella sua interezza, altrimenti si proporrebbero tutti i limiti sopra descritti. Il caso viene posto al centro della discussione del gruppo che, sulla base alle informazioni in suo possesso, è chiamato ad esprimere impressioni, opinioni, proposte intervento, eccetera. Per diventare palestra il caso deve essere quindi spezzettato nelle sue parti salienti chiedendo alle persone che partecipano all’evento formativo di attivarsi per risolvere i vari passaggi, così come si presentano avendo a disposizione gli stessi dati essenziali che hanno avuto a disposizione i soggetti che lo hanno effettivamente affrontato.

Qualora non vi siano casi sconosciuti ai partecipanti sarà possibile predisporre uno scenario plausibile sulla base di situazioni realmente accadute, ma modificando tutti quegli aspetti che lo possano rendere una vera palestra di lavoro. In questo caso la predisposizione delle scenario formativo può prevedere più sessioni di lavoro ognuna delle quali contiene un’aggiunta o una variazione ai dati a disposizione del gruppo chiamato a prendere le decisioni.

Proprio il ragionamento che i partecipanti possono attivare su questi dati di base mette in gioco le loro conoscenze, le loro abilità, le loro esperienze al fine di ricercare la soluzione migliore di fronte all’evento “mettendosi dalla parte di coloro che l’hanno gestito”. La verifica puntuale delle soluzioni proposte del gruppo rispetto a quelle che sono state attivate nel evento originario diventa uno strumento di formazione molto potente perché arriva ad evitare i due rischi sopra paventati.

Si tratta di una proposta formativa che, integrando l’analisi dei casi con la teoria dei giochi psicologici, richiede una specifica metodologia di lavoro che vede come attore principale il conduttore del gruppo. Da questo punto di vista il conduttore diviene fondamentalmente il custode del metodo di lavoro e, solo se particolarmente conoscitore della materia relativa alla gestione della sicurezza dell’emergenza, una sorta di “biblioteca” a disposizione dei quesiti o delle domande che i partecipanti possono porre, ma non come colui che presenta le migliori soluzioni attivabili di fronte all’evento. Egli è tenuto a svolgere una funzione di sorveglianza al fine di prevenire il sorgere di attriti tra i partecipanti, rappresenta la principale forza di coesione tra i membri del gruppo, poiché i partecipanti stabiliscono interazioni reciproche sulla base della loro relazione comune con il conduttore

Vantaggi del metodo

Una formazione, quindi, partecipata e attiva che va nella direzione di aumentare la consapevolezza del ruolo che l’addetto alla sicurezza rivesta all’interno di un sistema di sicurezza, ma anche, e fondamentalmente, ha il ruolo di aumentare la dotazione dei suoi criteri di lettura dell’evento e di dargli molte più strategie da attivare di fronte all’evento correttamente interpretato.

Come ho avuto modo di osservare in altri scritti (Zuliani, 2012) che buona parte delle decisioni vengono prese sulla base di due quadri di riferimento generali: i frames e gli scripts cognitivi. Frame in inglese significa cornice, inquadratura e in psicologia indica una sequenza di eventi tipo che la persona ha imparato e sulla quale si aspetta che le nuove situazioni si sviluppino. In questo senso i frames condizionano la percezione che la persona ha dell’evento rispetto a ciò che si aspetta possa accadere. Possiamo dire che la consapevolezza che la persona sviluppa verso la situazione che si trova a vivere è profondamente condizionata dai frames che utilizzerà.

Accanto ai frames agiscono gli scripts che in ambito psicologico possono essere identificati come i “copioni” che le persone utilizzano di fronte agli eventi. Nel corso della vita le persone elaborano una serie di “copioni” che le aiutano ad orientarsi quando incontrano eventi noti e che si ripetono. Ciò deriva dall’esperienza, ma ancor di più da “significati” che permettono una visione culturale condivisa degli eventi. Se i frames condizionano la percezione, gli scripts hanno una grande influenza sulle reazioni delle persone di fronte all’evento.

I frames e gli script, pur appartenendo a un’esperienza passata, sono in grado di determinare la nostra esperienza attuale. Quando queste attese sono violate il cervello fatica e impiega comunque del tempo per elaborare in modo diverso i dati percettivi, e questo può determinare sia errori sia ritardi nei processi decisionali nelle situazioni critiche.

La metodologia formativa proposta permetterà un incremento dei frames e degli scripts a disposizione degli addetti alla sicurezza dando loro la possibilità di reagire con maggior elasticità di fronte a un qualsiasi evento. Di fatto la capacità di “intuire” ciò che avviene è legata alla disponibilità di più frames da utilizzare potendo individuare quello più adatto a “inquadrare efficacemente” quello che sta accadendo. Analogamente, una volta che sia stata compresa la situazione è necessario avere a disposizione più strategie (copioni) tra le quali scegliere la più adeguata a risolvere il problema che ci si trova di fronte.

Zuliani A. (2012), Addetti all’emergenza. Criticità del ruolo e strategie di selezione, formazione e sostegno, in PdE, n. 26

 

About the author

Francesco Cuccuini

Sono un consulente e formatore sulla sicurezza sul lavoro in ambito scuola e abito a Firenze

Con Piani di emergenza per la scuola cerco di #faregiro, di conoscere persone e colleghi nuovi, possibilmente da cui imparare qualcosa

Con Piani di emergenza per la scuola gradisco condividere riflessioni, considerazioni, contenuti qualificati dall'esperienza ventennale acquisita come operatore della sicurezza nella scuola

Prodotti e servizi qualificati per i Datori di Lavoro della scuola, per gli operatori della scuola, per i colleghi operatori della sicurezza nella scuola

Cordiali saluti
Francesco Cuccuini

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